Rischio catastrofale: gestione, calcolo e polizze Cat Nat
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Introduzione
Il rischio catastrofale è diventato un tema centrale per imprese e compagnie assicurative. Terremoti, alluvioni, inondazioni, esondazioni e frane possono infatti provocare danni rilevanti agli immobili, agli impianti e alle attività produttive, con conseguenze economiche che possono compromettere la continuità operativa di un’azienda.
Gestire correttamente questi rischi significa conoscere il livello di esposizione degli asset, raccogliere dati affidabili, valutare la vulnerabilità delle strutture e costruire modelli in grado di supportare la definizione delle coperture assicurative.
In Italia il tema ha assunto un’importanza ancora maggiore con l’introduzione dell’obbligo di copertura assicurativa contro alcuni eventi catastrofali per le imprese.
Ma come si valuta un rischio catastrofale? Quali elementi devono essere considerati? E in che modo dati, automazione e tecnologie digitali possono rendere più efficace il processo?
Cosa sono i rischi catastrofali
Con l’espressione rischio catastrofale si fa riferimento alla possibilità che un evento estremo provochi danni rilevanti a persone, beni, infrastrutture o attività economiche.
Nel contesto delle coperture Cat Nat previste per le imprese italiane, gli eventi naturali considerati dalla normativa comprendono:
- sismi;
- alluvioni;
- inondazioni;
- esondazioni;
- frane.
Il rischio associato a un determinato asset non dipende però soltanto dalla possibilità che un evento si verifichi.
Per ottenere una valutazione realmente utile è necessario mettere in relazione almeno tre dimensioni: pericolosità, esposizione e vulnerabilità.
Pericolosità
Indica la probabilità e l’intensità potenziale con cui un determinato fenomeno può verificarsi in un territorio.
Un immobile situato in una zona frequentemente soggetta ad alluvioni presenta, per esempio, una diversa esposizione rispetto a un immobile localizzato in un’area con caratteristiche differenti.
Esposizione
Riguarda il valore dei beni che potrebbero essere coinvolti nell’evento: fabbricati, impianti, macchinari, attrezzature e altri asset aziendali.
Vulnerabilità
Esprime invece quanto un determinato bene possa subire danni in caso di evento.
Caratteristiche costruttive, localizzazione, condizioni dell’edificio e presenza di misure di prevenzione possono incidere significativamente sul livello di rischio.
È dalla combinazione di queste informazioni che può essere costruito un profilo di rischio più accurato.
Perché la gestione del rischio catastrofale è diventata stategica
La valutazione dei rischi naturali non è più soltanto una questione assicurativa.
Per un’impresa significa comprendere quali asset risultano maggiormente esposti, stimare il possibile impatto economico di un evento e definire strumenti di prevenzione, trasferimento e gestione del rischio.
Per una compagnia assicurativa significa invece disporre di informazioni sufficientemente precise per:
- valutare l’esposizione da assicurare;
- effettuare attività di underwriting;
- definire condizioni e premi coerenti con il profilo di rischio;
- governare il portafoglio;
- gestire eventuali sinistri;
- monitorare la concentrazione geografica dei rischi.
In questo contesto la disponibilità e la qualità dei dati diventano elementi fondamentali.
Polizze Cat Nat: cosa prevede la normativa per le imprese
La Legge di Bilancio 2024 ha introdotto in Italia l’obbligo, per le imprese rientranti nel perimetro previsto dalla normativa, di stipulare una copertura assicurativa contro i danni derivanti da determinati eventi catastrofali.
Le modalità operative sono state successivamente definite dal Decreto interministeriale 30 gennaio 2025, n. 18 e dai successivi interventi normativi.
Nel 2026 il sistema è quindi entrato nella sua fase operativa.
L’obbligo riguarda, in generale, le imprese con sede legale in Italia e le imprese estere con una stabile organizzazione nel Paese tenute all’iscrizione al Registro delle imprese.
Le imprese agricole sono escluse dal perimetro dell’obbligo.
Quali beni devono essere assicurati
La disciplina individua alcune categorie di beni utilizzati per l’esercizio dell’attività d’impresa.
Tra questi rientrano:
- terreni;
- fabbricati;
- impianti e macchinari;
- attrezzature industriali e commerciali.
L’obbligo può riguardare anche beni utilizzati dall’impresa a un titolo diverso dalla proprietà, come nel caso di determinati rapporti di locazione o leasing, secondo le condizioni previste dalla disciplina.
I veicoli iscritti al Pubblico Registro Automobilistico non rientrano invece tra i beni oggetto della copertura Cat Nat obbligatoria.
Le scadenze dell'obbligo Cat Nat
L’entrata in vigore dell’obbligo è stata differenziata in base alla dimensione delle imprese.
Per le grandi imprese il termine iniziale è stato fissato al 31 marzo 2025.
Per le medie imprese la scadenza è stata successivamente fissata al 30 settembre 2025.
Per le micro e piccole imprese il termine ordinario è stato fissato al 31 dicembre 2025.
Ulteriori proroghe hanno riguardato specifici settori. Per le imprese della pesca e dell’acquacoltura il termine è stato da ultimo prorogato al 31 dicembre 2026.
Per le imprese interessate non si tratta quindi più di prepararsi a una futura introduzione della normativa, ma di verificare l’effettivo adeguamento agli obblighi già entrati in vigore.
Cosa comporta la mancata copertura
La disciplina prevede che dell’inadempimento dell’obbligo assicurativo si tenga conto nell’assegnazione di contributi, sovvenzioni o agevolazioni finanziarie pubbliche.
Gli effetti concreti dipendono anche dai provvedimenti adottati dalle singole amministrazioni responsabili delle diverse misure di sostegno.
Il tema della copertura Cat Nat diventa quindi rilevante non soltanto sotto il profilo assicurativo, ma anche nella gestione complessiva dell’impresa e nell’accesso a determinate agevolazioni.
Come si calcola il rischio catastrofale
Valutare correttamente un rischio catastrofale richiede l’integrazione di dati provenienti da fonti differenti.
Il processo può partire dall’identificazione puntuale degli asset e dalla raccolta delle informazioni relative a ciascun bene.
1. Identificazione e geolocalizzazione dell'asset
Il primo passaggio consiste nell’individuare correttamente il bene oggetto di valutazione.
L’indirizzo da solo può non essere sufficiente: una geolocalizzazione precisa permette di collegare l’asset a informazioni territoriali e ambientali più affidabili.
2. Raccolta dei dati catastali e strutturali
La valutazione può essere arricchita con informazioni come:
- categoria e caratteristiche dell’immobile;
- superficie;
- destinazione d’uso;
- caratteristiche costruttive;
- impianti e macchinari presenti;
- valore degli asset.
L’obiettivo è costruire una base informativa strutturata e coerente.
3. Analisi della pericolosità territoriale
La posizione dell’asset viene quindi messa in relazione con informazioni relative ai diversi fenomeni naturali.
Per esempio:
- pericolosità sismica;
- rischio idrogeologico;
- esposizione ad alluvioni;
- esposizione a frane;
- caratteristiche morfologiche del territorio.
4. Valutazione delle vulnerabilità
Due edifici localizzati nella stessa area possono presentare livelli di rischio differenti.
Elementi come caratteristiche costruttive, misure di mitigazione, destinazione d’uso e condizioni dell’immobile possono modificare significativamente la vulnerabilità dell’asset.
5. Elaborazione dello scoring
L’integrazione delle diverse informazioni permette di elaborare uno score di rischio.
Lo scoring può essere utilizzato per classificare gli asset, individuare le situazioni che richiedono ulteriori verifiche e supportare i processi di underwriting.
6. Definizione della copertura
Le informazioni raccolte e il livello di rischio possono infine supportare la compagnia nella definizione della copertura assicurativa e delle relative condizioni.
Il valore del processo dipende quindi fortemente dalla qualità del dato iniziale.
Data quality e automazione nella valutazione dei rischi
Uno dei principali problemi nella gestione del rischio catastrofale è rappresentato dalla frammentazione delle informazioni.
Documenti, dati catastali, informazioni sull’immobile e dati territoriali possono provenire da sistemi differenti e presentarsi in formati non omogenei.
Un processo digitale permette di organizzare queste informazioni in un workflow strutturato.
Automatizzare le attività di data collection e validazione può contribuire a:
- ridurre le attività manuali;
- verificare la completezza delle informazioni;
- normalizzare i dati;
- individuare anomalie;
- velocizzare le attività di onboarding;
- aggiornare più facilmente il profilo di rischio;
- integrare le informazioni con i sistemi della compagnia.
In questo modo il processo di valutazione può diventare più rapido, replicabile e scalabile.
Dal rischio del singolo asset alla gestione del portafoglio
Per una compagnia assicurativa la valutazione del singolo bene rappresenta soltanto una parte del problema.
È necessario anche comprendere il rischio aggregato del portafoglio.
Una forte concentrazione di asset assicurati nella stessa area geografica può infatti determinare un’esposizione significativa nel caso in cui un singolo evento coinvolga contemporaneamente più assicurati.
La disponibilità di dati strutturati permette quindi di passare dalla valutazione puntuale dell’asset a una visione più complessiva del portafoglio.
Questo può supportare attività di:
- portfolio monitoring;
- analisi delle concentrazioni;
- risk management;
- underwriting;
- revisione delle coperture;
- pianificazione delle strategie di riassicurazione.